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Come chiedere ai clienti una recensione su Google

La maggior parte dei clienti contenti non scrive niente, e non per mancanza di voglia: è pigrizia. Questa guida copre il momento in cui chiedere, le parole esatte, cosa mettere in mano e perché non deve chiederlo solo a chi esce sorridendo.

Che non dicano niente non significa quasi mai che siano scontenti

Chieda a un titolare qualsiasi e le dirà la stessa cosa: il cliente dice «si mangia benissimo» alla cassa e quando mette piede sul marciapiede se n’è già dimenticato. Gli ostacoli veri sono tre: non sapere dove scriverlo, non sapere cosa scrivere, e dare per scontato che costerà cinque minuti di digitazione. Tutti e tre si risolvono.

Il momento decide tutto

Non tutti i momenti valgono uguale. Tre funzionano nettamente meglio degli altri:

  • Mentre paga. È già fermo e ha il telefono in mano.
  • Subito dopo la prestazione. Ha appena mangiato, si è appena tagliato i capelli, è appena uscito dalla cabina: è quando il dettaglio è più fresco.
  • Accompagnandolo alla porta. Il momento più disteso di tutta la visita, quando niente suona forzato.

I momenti peggiori: all’ingresso, mentre aspetta il piatto, o mentre è al telefono. A una persona occupata non chieda niente.

Il momento giusto cambia col settore

«Appena finito il servizio» vuol dire cose molto diverse a seconda dell’attività. Ecco il momento per alcune fra le più comuni:

Tipo di attivitàIl momento in cui chiederePerché proprio allora
Ristorante, barDopo aver pagato, prima che si alzinoIl pasto è ancora addosso e sono ancora seduti
Unghie, parrucchiereNell’istante in cui si guardano allo specchioIl risultato è lì davanti: il picco emotivo di tutta la visita
OfficinaAlla riconsegna, dopo aver spiegato cosa hai riparatoL’istante in cui cade la preoccupazione. Molto meglio del ritiro delle chiavi
Studio medico, dentistaAl controllo, quando la guarigione è confermataDopo la prima visita non sanno ancora com’è andata. Non forzare
Servizi a domicilio (idraulico, pulizie)Prima di riporre gli attrezzi, col cliente davanti al lavoroAppena esci, per lui il lavoro è già finito
NegozioNon alla cassa: mandagli un SMS uno o due giorni dopoAll’acquisto non l’ha ancora usato, non ha niente da dire

Un punto in comune c’è: chiedi nel momento in cui il cliente constata che ha funzionato, non nel momento in cui paga. Spesso sono a pochi minuti di distanza, e la percentuale di successo non si assomiglia per niente.

Cinque frasi da imparare a memoria

«Se oggi è andata bene, le dispiacerebbe scansionare questo? Sono trenta secondi e a una piccola attività come la nostra aiuta tantissimo.»

«Non deve scrivere niente: spunta due o tre caselle, legge, e se la convince lo manda.»

«In questo periodo stiamo cercando di far crescere il nostro profilo Google. Se non le dispiace, con questo codice è fatta.»

«Se le va bene, può scansionare questo codice quando ha un momento. Le porta via mezzo minuto e per noi significa molto.» (la versione più formale, per studi medici, studi professionali e rapporti più formali)

«E se qualcosa non è andato bene, lo scriva pure. Le leggiamo davvero tutte.»

Guardi l’ultima. Dire lei stesso che le critiche sono benvenute fa scrivere di più, non di meno, e fa suonare onesta tutta la richiesta.

Perché non deve chiederlo solo ai contenti

L’istinto è dare il cartellino solo a chi se ne va con la faccia soddisfatta. Google lo chiama filtraggio delle recensioni (review gating) e lo vieta espressamente. Se se ne accorge, può cancellarle tutto quello che ha raccolto.

E c’è anche una ragione pratica. Un profilo con solo cinque stelle e nemmeno una recensione intermedia non risulta credibile. Quattro o cinque recensioni oneste da tre e quattro stelle sono proprio quello che fa sembrare vere tutte le altre.

Metta il codice dove funziona

  • Cartellino sul bancone: il punto di maggior passaggio e non c’è bisogno di dire niente.
  • Espositore da tavolo o cabina: lo guardano mentre aspettano.
  • Adesivo sul sacchetto d’asporto: chi ordina a domicilio non torna al bancone, quindi è la sua unica occasione.
  • Scontrini e biglietti da visita: non costa niente e arriva a chiunque abbia pagato.
  • All’interno della porta: l’ultima cosa che vedono uscendo.

Come coinvolgere il personale

Non serve nessun manuale, solo tre abitudini: attacchi la frase accanto alla cassa, faccia in modo che in ogni turno venga detta almeno una volta, e dica il numero della settimana nella riunione prima dell’apertura. La terza è quella che pesa di più: la gente continua a fare quello che qualcuno guarda.

Errori frequenti

  • Prendere il telefono del cliente e farlo al posto suo: quello è pubblicare a suo nome
  • Far pubblicare a tutto il personale dai propri account lo stesso pomeriggio
  • Lasciare il codice in un angolo, non nominarlo mai, e concludere che lo strumento non serve
  • Mandare un SMS lunghissimo con tre link. Ora deve scegliere, e un attimo di esitazione chiude il messaggio. Un SMS, un link.
  • Accontentarsi di «va bene, lo faccio quando torno a casa». Non ti sta mentendo: è che arrivato a casa questa cosa scivola al ventesimo posto. Ottienilo sul momento; se non riesci, manda un messaggio in giornata.

Cosa guardare dopo 30 giorni

Trenta giorni bastano per capire se si sta chiedendo davvero. Tre numeri:

  • Quante ne sono arrivate questo mese. Non il totale: le nuove. Il totale è passato; le nuove dicono se quello che fai adesso funziona.
  • Quante volte hai chiesto e quante sono andate a buon fine. Cinque richieste al giorno che danno due recensioni a settimana è normale, circa il venti per cento. Cinque al giorno che non danno nulla vuol dire che il problema è il momento o le parole, non i clienti.
  • Se i testi cominciano ad assomigliarsi. Se le nuove recensioni sembrano scritte dalla stessa persona, il tuo suggerimento è troppo specifico e stai mettendo le parole in bocca. Lotti così vengono filtrati.

L’ultima verità: qui non c’è un trucco, c’è solo se lo si fa o non lo si fa. Un codice sul bancone e il personale che chiede cinque volte al giorno fanno trenta recensioni al mese. Un codice in un angolo di cui nessuno parla fa zero. Tutto quello che uno strumento può fare è togliere al cliente quei trenta secondi di barriera; chiedere resta lavoro di persone.

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